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Il 25 novembre di ogni anno – su iniziativa dell’Assemblea delle Nazioni Unite – si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

E’ tutto pronto e, già da qualche giorno, in tante parti d’Italia pullulano manifestazioni contro la violenza di ogni genere e grado. Il dato nel nostro paese è allarmante, ogni giorno in Italia 88 donne sono vittime di atti di violenza, una ogni 15 minuti(*). Nella maggior parte dei casi, le violenze sono entro le mura domestiche. Tante violenze poi non vengono denunciate, per paura delle conseguenze: isolamento, silenzio e omertosa immobilità.

I luoghi della violenza sono la famiglia, il lavoro e la società, praticamente ovunque.

Le violenze subite dalle donne non sono solo fisiche, spesso riguardano la sfera psichica e, nella stragrande maggioranza dei casi, quella professionale. Le statistiche parlano chiaro, differenze di posizioni, di economia, strenua fatica per ottenere il “giusto” o, come viene citato nel bellissimo film Il diritto di contare, Ogni volta che abbiamo una possibilità di successo, spostano il traguardo”.

Premesso che, in un mondo civile, non dovrebbe esserci nessun tipo di violenza su nessuna creatura e non dovrebbe essere necessario istituire una giornata per ricordare che la violenza non s’ha da fare, men che meno sulle donne, mi fermo a riflettere sul perché.

Mi è stato insegnato che bisogna sempre partire dal perché.

Ed allora la domanda sorge spontanea: “Perché le donne subiscono tanta violenza? Che tipo di minaccia rappresentano se vengono attaccate in maniera così cruenta?

Una prima istintiva risposta è che il potere agisce pensando che la miglior difesa rimane sempre l’attacco, senza limiti di armi e di forza.

Una seconda, più meditata, risposta invece l’ho trovata osservando la natura e la pianta di acero rosso che ho in giardino e che ho scelto come simbolo per il mio 25 novembre. Il rosso è il colore del sangue e della vita. La piccola pianta si è accesa di un colore rosso vivo in questi giorni, poi piano piano farà cadere tutte le foglie, resterà spoglia durante l’inverno e a primavera vestirà il nuovo fogliame. La cosa bellissima è che ogni anno cambia forma, colore e dimensione.

La minaccia insita nell’essere donna è la forza creativa, creatrice e rinnovatrice che le appartiene per dono. La forza della creazione della donna, sia che sia madre biologica che madre affettiva, va oltre ogni dimensione razionale e cognitiva e si estende a tutti gli ambiti della vita. E questo può essere una grande minaccia.

L’amore che si dona senza misura, il saper accettare di cambiare il proprio corpo e la propria vita per generare nuova vita, sia fisicamente che relazionalmente, spacca il sistema cognitivo di chi non conosce la logica del dono senza se e senza ma.

La minaccia è saper andare oltre, saper creare qualcosa al di là del “Do ut des”, “io do perchè tu dia”, la donna in molti casi dà. Punto.

La cosa particolare è che la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne cade esattamente un mese prima del Natale, storia di una nascita che ha fatto ripartire il computo del tempo, l’anno zero è iniziato con il “sì” di una giovane donna ebrea che ha disobbedito alla legge per obbedire all’amore.

Che si professi la fede cristiana o no, la storia di Maria di Nazareth e di suo figlio è strepitosa e assolutamente rivoluzionaria per quel tempo e anche per il nostro tempo. Gesù compie tanti gesti fuori dagli schemi della legge ebraica, i più eclatanti però sono proprio quelli rivolti alle donne, Lui le vede, si fa accarezzare e accompagnare da loro, si manifesta a loro per prime. Ribalta completamente il paradigma della donna ebrea che vale il nulla anche per la legge (i tribunali non ammettevano la testimonianza delle donne).

Gesù, centralità della fede cristiana, è riconosciuto come profeta anche dalle altre religioni. Il suo messaggio è chiaro: la donna esiste ed è una creatura meravigliosa che merita rispetto, attenzione ed equità, tanto quanto l’uomo. Di nuovo punto.

La bellezza della nostra umanità sta proprio nella diversità dell’essere donna e dell’essere uomo. Nessuno è superiore all’altro e l’integrità – quel meraviglioso essere interi – può esistere solo a partire dalle nostre diversità.

Se la donna vuole ergersi ad essere superiore rispetto all’uomo, compie esattamente lo stesso errore dell’uomo. Il risultato ce l’abbiamo davanti agli occhi. Per sedare i conflitti e difenderci dalle minacce sprechiamo energie creative e rivoluzionarie che potrebbero portare, attraverso l’intelligenza delle menti e dei cuori, alla serenità, alla pace e a quel vivere condividendo l’esistenza per quello che è, un grande e misterioso miracolo.

La terra è madre, è femmina, ha bisogno delle donne per ritrovare il suo equilibrio e la sua generatività, come opera relazionale. Ce lo insegna il sociologo Mauro Magatti che ha coniato il termine generatività “come quell’agire che ammette l’esistenza di un prima, di un adesso e di un dopo, in relazione a cui si assume la responsabilità del proprio darsi, accettando di essere aperti a ciò che non si conosce”.

Per chi non è cristiano far del male alle donne, in tutte le sue forme, è non rispondere ai valori universali del rispetto, dell’equità e della vita. Per chi è cristiano far del male alle donne è anche mancare a una promessa di fede, Gesù ha sottolineato il valore delle donne.

Alla fine violare le donne è rinnegare la nostra provenienza, perché l’unica grande evidenza nella storia dell’umanità è che tutti siamo nati dal corpo di una donna, fecondato dal seme di un uomo.

*https://www.repubblica.it/cronaca/2019/11/22/news/violenza_sulle_donne_un_reato_ogni_15_minuti_vittime_e_carnefici_italiani_nell_80_per_cento_dei_casi-241592223/