Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c’è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell’assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un’antica danza
Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C’è solo un posto dove puoi tornare
c’è solo un cuore dove puoi stare
L’assenza  – Fiorella Mannoia

È abbastanza palese ormai che per me la musica è momento di meditazione, di riflessione, di ricordo, di emozioni. Questa mattina mi fermo a pensare ai Santi e a chi non è più fisicamente con noi. E lo faccio a partire dalla canzone di Fiorella Mannoia L’assenza, del lontano 2001. Sono appena rientrata da una visita in cimitero e ho ritrovato, come ogni anno, un giardino fiorito e tante tante persone che ricordano i loro cari. Così com’è il mio solito, anche oggi, ho ricordato chi per la prima volta va a fare visita a una persona cara che ha oltrepassato il ponte chiamato morte. Quando avevo fatto la recensione del libro di Isabel Allende (http://www.ubuntuh.com/wordpress/?p=29) avevo scritto che la morte diventa il punto zero sia per chi muore, che per chi resta. L’ordine della vita diventa caos, il cambiamento è obbligatorio, tutto diventa nuovo. La morte davvero solleva da terra chi oltrepassa il ponte e anche chi rimane, per fare nuove tutte le cose. San Francesco la chiamava sorella morte, noi facciamo più fatica a chiamarla sorella, il più delle volte acerrima nemica della vita. Ma la morte è parte della vita. Allora il pensiero di oggi vuol essere di gratitudine per tutte le persone che oggi sento mi osservano dal ponte e vivono la dimensione dell’amore a tutto tondo. Ricordo i miei genitori e tanti tanti cuori e volti, di cui oggi sento la mancanza fisica, ma non quella spirituale. Sento che la morte mi ha resa migliore e ieri mi ha fatto vivere ancora una volta il paradigma rovesciato dell’amore, ricevendo un dono prezioso, un attimo di tempo donato con il cuore, proprio da chi aveva bisogno di aiuto. Ringrazio perché l’ultimo respiro delle persone che ho visto morire, mi ha dato nuova energia per essere quella che sono e con il tempo mi ha permesso di riconoscere che la speranza è un silenzioso miracolo che si ripete nel nostro cuore, a partire da un abbraccio, una carezza, un sorriso e una lacrima. Forse è proprio questa la vera santità, trasformare l’ordinario in straordinario nella consapevolezza che il cammino per arrivare al ponte è un’opportunitá da accogliere ogni giorno nella dedizione all’amore, all’amicizia, all’incontro, alla vita stessa. Oggi il cielo è terso d’amore, sta a noi trasformare le lacrime in gioia, sapendo che il paradigma dell’amore rovesciato è più vicino di quanto possiamo immaginare. Io ci credo, io credo che nulla va perduto ma tutto si trasforma, a volte la vita è un sogno che non abbiamo scelto, ma rimane pur sempre un sogno e sará come il ricamo al rovescio, quando lo vedremo con occhi nuovi apparirá la bellezza che ci è data in quanto uomini e donne fatti di polvere di stelle. Ad maiora mondo, oggi non più lacrime ma vive scintille d’amore.

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