Questa sera vengo invitata ad usare su whatsapp un’immagine particolare per ricordare che il 25 novembre l’ONU ha istituito la giornata internazionale con la violenza sulle donne. Di solito sono abbastanza restia a queste forme di memoria, ma questa volta ho ceduto. Ho sostituito la mia foto con la foto di questo post, scarpe rosse disposte qua e lá su un piano che assomiglia a una piazza. E io voglio vedere in queste scarpette rosse il simbolo della danza che le donne sanno ballare, nonostante le violenze, le fatiche, le sofferenze, le mutilazioni, le ingiustizie che vivono giorno dopo giorno come pegno dell’essere meravigliosi miracoli nel dare la vita. E non parlo di sola maternitá, ma delle innumerevoli occasioni in cui la donna rinnova il suo patto con la vita, anche allo stremo delle forze. Così cercando di non scrivere cose scontate o il solito elenco di atrocitá, di cui siamo troppo spesso testimoni, storie di donne vicine e lontane, private della libertá e della dignitá e di tanto altro, vorrei contrastare la violenza con l’amore e la bellezza. Chiudo gli occhi un istante e penso agli occhi belli di mia mamma, agli abbracci di mia nonna, alla forza e al coraggio di Melissa, alle mani della mia maestra Erminia, alla saggezza di Mariapia, al sorriso di Elena e al ricordo di tantissime altre donne che mi hanno aiutata a diventare quella che sono. Fermo l’istante e penso alla danza che loro sono nel mio cuore, ognuna con le proprie fatiche, ma con una profonda bellezza che le rende eterne per me e per il mondo intero. Nel nostro ballare c’è la dimensione sublime dell’essere  un vero miracolo e si avvera quel che scrive Luisa Muraro, Non è da tutti, l’indicibile fortuna di essere donna … La nostra forza sta proprio nella fragilitá, come sublime essenza d’eternità. L’invito è continuare a danzare … ora e sempre. Grazie donne!

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