A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l’emancipazione. Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d’amore che però grida ancora vendetta e soltanto tu riesci ancora a piangere, poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, poi ti volti e non sai ancora dire e taci meravigliata e allora diventi grande come la terra e innalzi il tuo canto d’amore.

Mai come in questi tempi, mi fermo a riflettere sul mio ruolo di donna in questa società confusa e impaurita. Lo faccio a partire da me, ma anche dalle tante donne che partecipano e hanno partecipato la mia vita in modo più o meno significativo.

Nel mondo ascoltiamo tante voci che ci dicono come dobbiamo essere, come non dobbiamo essere, cosa dobbiamo fare e cosa non dobbiamo fare, come dobbiamo vestirci, pettinarci e come non dobbiamo farlo.

Insomma il mondo ci crea e ci demolisce in statici pregiudizi e preconcetti, dimenticando l’essenza vera dell’essere donna e la sua indicibile fortuna, quella di essere datrice della vita, non solo nella maternità, ma in quell’essere portatrice di bellezza, di tenerezza, accoglienza, amore e tanto altro

Si, perché tutto quello che viene fatto per amore della vita è portatore di energia che rinnova il mondo.

Confusa dai discorsi sul gender, spossata dalle differenze di genere che ci vedono sempre in secondo ordine, sempre in testa alle statistiche nei primati al negativo, desidero oggi raccontare la storia bella di una donna-mamma che ci testimonia con grande forza e coraggio che noi non siamo gli stereotipi e i preconcetti che ci hanno attribuito in questi anni.

Elena Zanotto, la creatrice de “Il Mondo di Bu” che Vi invito a visitare in www.ilmondodibu.it, ha trovato l’ispirazione per ‘dare vita’ al piccolo Bu, proprio nel suo ruolo di moglie, mamma e prima di figlia e nipote.

Partendo dalla sua famiglia di origine che l’ha educata alla cura del cibo e all’accoglienza domestica, Elena ha continuato a coltivare il valore del bello e del buono nella sua casa, con il marito Sergio e la piccola Anna(sua ispiratrice).

Ma non si è fermata alla sua dimora e ha dato vita alla casetta di Bu, che più che un luogo fisico nel centro storico di Vicenza è un’esperienza per grandi e per piccini, un viaggio che coinvolge i cinque sensi: gusto, olfatto, tatto, udito, vista e ritempra il cuore. Sì perché la tavola diventa il luogo in cui prendersi cura di sé, delle persone care, è il luogo dove il tempo si ferma e le emozioni diventano eternità. Chi non ricorda i profumi di certi cibi che a distanza di tempo muovono ancora la corda dei ricordi?

La natura, con frutti maturati rispettando ritmi ben precisi, ci educa all’attesa del tempo giusto, quel tempo che ci vediamo eroso giorno dopo giorno e che ritorna ad essere nostro, quando ci fermiamo e alimentiamo la nostra vita con cibo buono e sano, con incontri ed emozioni, in poche parole con il tempo che serve per vivere.

Elena e Il Mondo di Bu ci ricordano che è sacrosanto ‘fare festa’ e ci rieducano alla cultura del cibo, dove il termine cultura prende significato etimologico dal verbo latino colere “attendere con cura”.

Ecco in mezzo al frastuono del mondo che urla tutto quello che non va, io voglio prima di tutto da donna e poi da studiosa di sociologia, urlare il bello e il buono che c’è e che non fa rumore, ma getta piccoli semi di speranza e consapevolezza per un mondo migliore.

Elena ci dimostra che essere donna, moglie e madre, non è un limite, ma una preziosa risorsa di creatività e sapere.

Non sono entrata nel dettaglio sul cosa fa e a chi sono diretti i suoi preziosi laboratori, per non condizionare il viaggio che farete visitando il suo sito o provando direttamente quell’esperienza salvifica che è ‘tornare a casa’. Io so per certo che per gli adulti tornare ad essere bambini per qualche istante è un’esperienza che rinnova il cuore, lo spirito e la mente ad ogni età.

A Elena e alla sua famiglia che la accompagna in questo viaggio, al piccolo Bu, un sincero grazie e davvero dal cuore “Ad maiora”.

Davvero un’indicibile fortuna essere nata donna.

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